Attraverso il PTCP conseguire la qualità del territorio, della mobilità, della qualità dell’abitare, sia nelle aree urbane che nelle periferie.
Franco Conte - Assessore all'Urbanistica della provincia di Treviso
“Miracolo Nord-Est” o “modello Nord-Est” sono i termini ricorrenti utilizzati per indicare quanto avvenuto negli anni ’50, ’60 e ’70: intenti nominalistici che definiscono le molte iniziative spontanee.
È utile però sottolineare che queste espressioni poco hanno a che fare con la pianificazione territoriale e si rifanno invece ad un processo di sviluppo socio-economico in parte tollerato e in parte favorito da quanti (enti locali in primis) hanno avuto un ruolo nel governo del territorio. Si tratta di un modello che ha pesantemente condizionato l’utilizzo del suolo.
In questo contesto l’adozione del PTCP ha segnato una tappa importante per la futura programmazione urbanistica. Le norme di attuazione del piano forniscono direttive e prescrizioni forti ai fini di una regolamentazione maggiormente in linea con la legge urbanistica regionale, che all’art. 2 comma d dice espressamente: “utilizzo di nuove risorse territoriali solo quando non esistono alternative alla riorganizzazione e riqualificazione del tessuto insediativo esistente”. Le indagini preliminari alla redazione del PTCP hanno fatto emergere una situazione particolarmente significativa: presenza non solo di molti edifici (sia vetusti che di recente edificazione) non utilizzati, ma anche di molte aree che i piani regolatori dei comuni già destinano a residenza o al produttivo, ma che non sono ancora utilizzate e disponibili. Viene spontaneo pensare ad una programmazione territoriale eccessivamente ottimistica e forse poco attenta a garantire uno sviluppo sostenibile.
A dicembre 2007 in provincia di Treviso risultavano accatastati alloggi capaci di ospitare oltre 1.050.000 abitanti a fronte degli attuali 870.000 residenti circa. In molti casi si tratta di edifici non più funzionali e in stato di degrado.
In questo contesto gli obiettivi fondamentali del Piano sono il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio già esistente e il riordino del tessuto insediativo.
Questa organizzazione ha influito nei rapporti con i singoli comuni? Vi è stata una pianificazione e un’operazione concertata sia verso la specificità dei comuni che verso la generalità della Regione?
Il PTCP non è un piano imposto, ma un piano condiviso; ne è prova evidente la votazione unanime da parte del Consiglio Provinciale. La sua elaborazione si è sviluppata mediante un processo di confronto con le varie componenti del territorio: comuni, associazioni di categoria, ordini professionali, libere associazioni. Ogni componente ha avuto la possibilità di fornire il proprio contributo, e soprattutto tutti hanno avuto la possibilità di maturare la convinzione sulla grande opportunità offerta dal Piano di segnare un’inversione di tendenza rispetto al passato. Se per tanti anni si è quindi guardato soprattutto allo sviluppo e alla crescita in quantità, si è affermata ora l’idea che per consentire una nuova fase di sviluppo sia necessario guardare soprattutto alla qualità.
Dagli obiettivi raggiunti a quelli che verranno. Quali sono i progetti in fase di completamento e quelli che inizieranno a breve?
Il piano è dotato di un “Quaderno progetti”, cioè di una serie di azioni da attuare congiuntamente ad altre componenti del territorio.
Tra questi sono da citare: il potenziamento della rete viabilistica (rete provinciale ma anche Superstrada Pedemontana, e il collegamento tra A27 e A28 con relative opere accessorie), l’estensione della metropolitana di superficie, lo sviluppo di poli logistici e intermodali, la riorganizzazione delle aree produttive (tre progetti “pilota” da proporre come modello per tutto il territorio provinciale), la realizzazione di piste ciclabili e di percorsi naturalistici, alcuni progetti per la valorizzazione delle numerose risorse storiche, culturali, architettoniche e monumentali, dell’ingente patrimonio delle ville venete, dell’agricoltura specializzata e dell’attività agrituristica ad essa collegata, del turismo in generale.
Altro indirizzo importante è il ricorso alle tecniche costruttive e all’impiego dei materiali caratteristici della bioedilizia. La provincia a tal proposito partecipa, assieme alla Camera di Commercio, all’ANCE e alle associazioni di categoria, al Metadistretto della Bioedilizia e sta predisponendo una proposta di regolamento edilizio – da proporre alle amministrazioni comunali per l’approvazione –, che prevede meccanismi premianti (es. riduzione degli oneri concessori) per coloro che realizzeranno edifici in possesso dei requisiti per le certificazione energetica.
Essendo un piano strategico studiato per lo sviluppo dei prossimi 15-20 anni, come il PTCP vede l’evoluzione del territorio provinciale trevigiano?
I tempi di attuazione sono necessariamente lunghi; non è possibile d’altronde riscontrare in un arco temporale breve i segnali di una inversione di tendenza rispetto a quanto avvenuto nei decenni della ripresa economica.
È il termine “qualità” che riassume nel modo forse più immediato ed efficace ciò che attraverso il PTCP si vuole conseguire; qualità del territorio, attraverso la salvaguardia delle risorse naturalistiche, ambientali, storico-culturali, agro-forestali, del paesaggio; qualità della mobilità per rendere efficienti gli spostamenti delle persone, delle merci, delle informazioni; qualità dell’abitare nelle aree urbane, nei centri storici e nelle periferie; qualità del produrre per assicurare un nuovo impulso di sviluppo sostenibile al nostro modello diffuso.
Per racchiudere tutti questi concetti in un’unica definizione che esprima compiutamente il significato complessivo, possiamo parlare di “qualità della vita”.
Per il conseguimento di questo obiettivo il piano territoriale è in stretta correlazione con il Piano Strategico, altro strumento di programmazione a larga scala di cui si è dotata la Provincia e che vede interpreti delle azioni le componenti amministrative, il mondo economico, l’imprenditoria, le organizzazioni sindacali e professionali. Una importante serie di componenti che non si sono date solo compiti di programmazione, ma anche il ruolo di realizzazione e gestione degli interventi.
Fabrizio Migliorati


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