
Furio Honsell - Sindaco di Udine
Una delle cifre della nostra epoca è la globalizzazione. Globalizzazione significa anche che ogni città, per quanto di medie o piccole dimensioni, ricapitola in sé problematiche planetarie, come la tutela dell’ambiente, la produzione di energia, la pianificazione urbana, la qualità dell’abitare, il miglioramento della mobilità, lo smaltimento dei rifiuti, l’integrazione sociale, l’invecchiamento della popolazione. Nonostante questo processo globale, Udine mantiene delle specificità proprie: è una città “da manuale”, è città universitaria, emporiale, direzionale, professionale, turistica. Ha un patrimonio territoriale importante, con un ingegnoso sistema di rogge che ha fatto da volano al primo sviluppo della città. È ricca di servizi tradizionali, ma anche di servizi nuovi e difficilmente presenti in altre realtà. È la città del Tiepolo, del Palladio, del Patriarcato. E al tempo stesso è la città della scienza.
Volendo riassumere si potrebbe dire che Udine è una città in cui coesistono innovazione e tradizione. Abbiamo un patrimonio territoriale importante, che impone il raggiungimento di obiettivi ambiziosi. E molto ancora c’è da fare per raggiungere tutti i parametri di eccellenza europea. Tra i traguardi più importanti che ci siamo posti come Amministrazione ne cito alcuni, come il raggiungimento della percentuale di autosufficienza energetica, ma non solo, vogliamo arrivare anche a fornire posti asilo nido adeguati alla popolazione e raggiungere una buona percentuale di abitazioni allacciate al ciclo dell’acqua. Poi abbiamo obiettivi chiari sui parametri relativi alla qualità dell’aria, della luce, del rumore. Per affrontare in maniera vincente queste tematiche, occorre disporre UDINE CITTÀ IN RETE di una strategia multidisciplinare. Soprattutto è necessario far progredire la mentalità a livello di pianificazione territoriale. Le città non possono più essere considerate solamente territori a sé stanti, separati da tutto ciò che li circonda, per questo stiamo lavorando per creare un vero e proprio sistema urbano udinese; un sistema in cui la città sappia essere un punto di riferimento per tutti, non un centro che fagocita la propria periferia. Stiamo pensando ad un’area metropolitana allargata in grado di raccogliere una popolazione di 180mila abitanti e almeno altri 12 comuni: Pradamano, Remanzacco, Povoletto, Reana del Roiale, Tricesimo, Tavagnacco, Pagnacco, Martignacco, Pasian di Prato, Campoformido, Pozzuolo del Friuli e Pavia di Udine. Al tempo stesso Udine va inserita in una molteplicità di reti a livello mondiale, europeo, nazionale, regionale, e a livello di sistema urbano udinese. La stessa struttura comunale di Udine è articolata in numerosi borghi e quartieri: è policentrica. Una rete che è un complesso di nodi, che beneficiano della loro partecipazione alla rete in proporzione a quanto e a chi sono connessi. Non ci sono quindi modelli gerarchici, ma eterarchici, poiché i nodi più connessi traggono la loro importanza proprio dall’essere connessi a quelli più isolati. Solo in rete è possibile raggiungere quel grado di azione integrata che oggigiorno è necessario per essere efficaci. Una delle grandi sfide che ci siamo posti è l’approvazione della variante generale del Piano Regolatore, d’intesa con tutto il sistema urbano udinese. Alla luce dell’involuzione della normativa regionale in merito, ci proponiamo come laboratori per un nuovo metodo di pianificazione territoriale. Capisaldi dell’intervento saranno la flessibilità, l’intervento su una pluralità di livelli, il mantenimento delle percentuali di aree verdi o agricole, la previsione di assegnare determinate percentuali per l’edilizia sociale e per gli spazi di aggregazione, la salvaguardia o addirittura la diminuzione delle volumetrie disponibili, il potenziamento della rete museale e delle ciclovie, uno sviluppo equilibrato in altezza e limitato nel tempo. Procederemo inoltre con interventi di riqualificazione e valorizzazione dell’arredo urbano, completando anche il processo di pedonalizzazione del centro storico sul modello della Kartnerstrasse di Vienna. Per il futuro della città sarà cruciale il recupero strategico delle aree industriali e militari dismesse, che insieme alle zone degli ex macelli potranno diventare importanti contenitori culturali, oppure ospitare servizi e centri direzionali.


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