Migliorare nel senso della sostenibilità degli edifici nuovi e della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, secondo una progettazione integrata che curi sia l’aspetto architettonico che impiantistico e di vivibilità.
Presidente, com’è strutturato a Trento l’ordine professionale?
L’ordine professionale, oltre alle cariche istituzionali previste dalla legge, possiede una struttura operativa di elevatissima efficienza composta da un direttore e da quattro segretarie con mansioni specifiche, in modo da garantire agli iscritti un servizio costante e di ottimo livello. Il personale infatti è in grado di supportare i colleghi con consulenze tariffarie, previdenziali e legali per quanto strettamente collegato alla professione.
Offriamo inoltre ai nostri iscritti consulenze con professionisti non direttamente dipendenti alla struttura in materia assicurativa, di privacy e fiscale, nonché la possibilità di consultare le normative tecniche UNI e CEI sempre aggiornate.
A livello istituzionale abbiamo messo in campo dei gruppi di lavoro, o commissioni, specifici per tipologia di opere, al fine di favorire l’aggiornamento professionale e di interloquire con il legislatore provinciale nell’emanazione di regolamenti o leggi inerenti la professione. Oltre a tali commissioni abbiamo recentemente delegato dei colleghi, al di fuori del consiglio, per il monitoraggio delle realtà professionali nel territorio provinciale.
Qual è invece la tradizione, in materia di aggiornamento professionale, dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Trento?
L’Ordine di Trento ha da sempre puntato moltissimo sull’aggiornamento professionale dando agli iscritti un’ampissima piattaforma di proposte diretta ai vari settori dell’ingegneria civile. Non solo corsi di aggiornamento ma anche di abilitazione per esempio per la sicurezza nei cantieri e per l’espletamento dei collaudi antincendio. Abbiamo inoltre contribuito con i nostri spunti propositivi all’emanazione della legge provinciale numero 4 per mezzo della quale si può accedere a dei contributi economici per abbattere i costi dei convegni e dei corsi specialistici e per esplorare con la ricerca nuovi orizzonti per la professione.
Si è sperimentata, forse con troppo anticipo rispetto ai tempi, la formazione a distanza permettendo agli iscritti di scaricare on line lezioni su vari argomenti. Penso che nel prossimo futuro anche questo servizio innovativo potrà essere sviluppato in maniera più completa e funzionale ampliando sempre più la possibilità dell’iscritto all’accesso all’alta formazione.
Dal punto di vista qualitativo in quale stato versano le realizzazioni edilizie della sua provincia?
Si deve distinguere l’aspetto puramente architettonico da quello infrastrutturale.
Dal punto di vista architettonico forse il panorama è abbastanza desolante e talvolta presenta degli elementi di criticità anche in relazione alla difficoltà di interpretare gli strumenti urbanistici in modo univoco. Altro punto critico è costituito dalla elevata proliferazione di normative che spesso vanno ad incidere negativamente sugli aspetti architettonici, compositivi e formali. Facendo un raffronto con la vicina provincia di Bolzano si può notare la differenza di approccio e la qualità finale del prodotto. Da noi è difficile notare edifici che possano essere considerati all’avanguardia o innovativi anche per le difficoltà che hanno a prendere forma a causa di regolamenti edilizi anche essi spesso troppo conservativi e frutto di rielaborazioni non proprio autonome.
Manca un’integrazione nel paesaggio o una decisa dissonanza nello skyline. Ultimamente alcuni committenti privati iniziano a richiedere costruzioni più audaci e di concezione moderna. La Committenza pubblica, e solo a livello urbano, si sta lanciando con alcuni casi di edifici architettonicamente innovativi di grande richiamo e spesso tarpa invece le ali a idee nuove a favore di una stucchevole e solita architettura locale. Si preferisce continuare su standard e modelli superati che sicuramente non contribuiscono all’abbellimento del paesaggio.
Dal punto di vista delle infrastrutture si può invece affermare che negli ultimi dieci anni il territorio si è dotato di una nuova viabilità, spesso di pregio sia architettonico che ingegneristico, che ha permesso di rinnovare e migliorare radicalmente il sistema dei trasporti trentino.
Un aspetto molto critico e ormai storico riguarda la rete ferroviaria Brennero-Verona che necessiterà di un drastico ammodernamento con il raddoppio della linea e l’aumento dell’efficienza. Su questo fronte peraltro si sta aprendo il dibattito attorno alla nuova mobilità ferroviaria che nei prossimi decenni cambierà definitivamente il panorama dei trasporti nella nostra Provincia.
In generale l’inserimento paesaggistico delle infrastrutture è riuscito meglio in questo ambito che non in quello puramente architettonico, facendo emergere l’importanza dell’inserimento di queste opere di ingegneria. Anche lo sviluppo della rete in fibra ottica si sta diffondendo rapidamente nel territorio e penso che la nostra Provincia sarà fra le prime in Italia ad essersi dotata di un sistema capillare di trasmissione dati.
Quali sono i nodi principali da sciogliere per lo sviluppo edilizio di Trento?
Non vi è alcun dubbio che i nodi principali siano legati alla pianificazione strategica con i propri regolamenti attuativi e alla qualità della progettazione architettonica.
La recente legge di pianificazione urbanistica provinciale ha posto come riferimento ultimo e generale il tema del paesaggio. Credo si tratti di un’aspirazione corretta e di alto profilo culturale e sociale, ma resta molto da fare per dare corpo ad una politica di effettiva governance del territorio. Il pericolo concreto è che a fronte di un buon enunciato legislativo non si ponga in atto un adeguato palinsesto organizzativo attuativo per applicarne efficacemente e coerentemente i contenuti.
Come in quasi tutto il resto del Paese, anche in Trentino viviamo inoltre un periodo in cui il Sistema ha lasciato molti spazi del costruire, urbano e non, ad aspetti meramente economici e quantitativi, nonché ad iniziative immobiliari di bassa speculazione. Abbiamo un osservatorio qualificato e privilegiato nei colleghi rappresentanti nelle varie commissioni urbanistiche, edilizie e di tutela del paesaggio che ci presentano una situazione di grande emergenza per il forte progressivo degrado qualitativo delle iniziative edificatorie sottoposte ad autorizzazione. È da qui che l’Ordine degli ingegneri vorrebbe ripartire sollecitando in primis la Committenza pubblica ad individuare nel concetto di qualità un’esigenza di carattere prioritario e di pari dignità a quelle funzionali ed economiche. Solo così si riuscirà a tutelare, non solo i paesaggi urbani o valligiani, ma la qualità sociale dei luoghi in cui viviamo. Il nostro Ordine ha avuto un ruolo prioritario nell’individuare questo nodo operando in modo che le amministrazioni pubbliche si attivassero per affrontare il tema come urgenza a cui dare immediata e chiara risposta. Da qui nasce la volontà di contribuire in prima linea nel tentativo di fronteggiare questa preoccupante situazione, mettendoci anche in discussione, ove necessario. Per questo abbiamo promosso l’idea di un protocollo prestazionale minimo del progetto, sotto un profilo sia funzionale che qualitativo, ponendo l’Ordine come capofila di un processo d’intesa con le amministrazioni centrali della Provincia Autonoma e dei Comuni Trentini per una responsabile e rapida presa di posizione ai fini di una correzione di rotta. Con ciò, non trascuro anche la consapevolezza che questa assunzione di responsabilità, che testimonia oggettivamente il valore civile della professione di ingegnere, contribuisce ad un altrettanto necessario suo riposizionamento nei ruoli e nel prestigio della società.
Per quanto riguarda lo sviluppo edilizio di Trento ci si deve indirizzare verso la sostenibilità degli edifici nuovi e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, che dovranno essere sviluppati secondo una progettazione integrata che curi sia l’aspetto architettonico che impiantistico e di vivibilità.
Immagino, per esempio, edifici nuovi strutturati con tetti verdi sui quali si possano sviluppare veri e propri spazi comuni, soprattutto per i bambini che oggi giorno non hanno spazi sicuri per le loro attività ricreative, senza dimenticare che i giardini pensili contribuiscono al miglioramento del microclima soprattutto in estate. Si dovranno sciogliere poi i nodi della viabilità, dei parcheggi e dei trasporti alternativi. Insomma bisogna osare per cercare nuove soluzioni che permettano di innalzare la qualità della vivibilità della nostra città, peraltro già di ottimo livello.
Il Trentino è un territorio in crescita per quanto concerne lo sviluppo delle energie rinnovabili, ma l’Italia rimane ancora indietro rispetto a molti paesi europei: come si può uscire da questa situazione critica?
Il Trentino si è sempre distinto per la sensibilità nei confronti dell’ambiente. La Provincia di Trento con l’Agenzia per l’Energia e gli ingegnerei professionisti, soprattutto edili ed impiantisti, stanno operando da oltre 20 anni con competenza e sensibilità all’uso razionale dell’energia e al costruire in termini di sostenibilità. Gli incentivi economici in conto capitale proposti al cittadino hanno contribuito a un rinnovo consistente del sistema edificio-impianto, anche con l’utilizzo di fonti rinnovabili. Quindi penso che il Trentino sia allineato con la gran parte dei paesi europei più virtuosi e all’avanguardia. Il resto d’Italia, purtroppo, va a diverse velocità e in maniera disomogenea. Se pensiamo che l’ultima legge nazionale risale al 1991 e a tutt’oggi non è stata compiutamente attuata si capisce come l’intera partita energia non possa essere trattata in modo serio. Le intenzioni spesso sono buone ma forse troppi interessi condizionano in modo determinante l’emanazione dei regolamenti attuativi. Per fortuna la nostra autonomia speciale contribuisce ad accorciare la filiera decisionale e a limitare quindi quei vincoli e ostacoli che in altre regioni penalizzano i risultati finali.
C’e’ un progetto, in particolare, che il suo Ordine sta portando avanti in questi mesi?
I progetti a cui stiamo lavorando sono principalmente due. Il primo, a cui tengo molto, si riferisce alla redazione di capitali prestazionali a cui i progettisti dovranno attenersi durante l’esercizio della Professione. Questo a tutela del committente che ha diritto a una proposta progettuale completa ed esaustiva. A tali capitolati stanno lavorando numerosi colleghi, in modo del tutto volontario e gratuito, che si sono divisi i compiti per categorie di opere: dalle strade, all’edilizia, dall’impiantistica alle strutture. Attorno a questo progetto stanno lavorando direttamente o indirettamente oltre un centinaio di colleghi. Questa riposta massiccia dimostra l’elevato grado di responsabilità e di amore per il proprio lavoro che gli ingegneri trentini stanno dando a servizio della comunità.
Il secondo progetto riguarda la certificazione delle competenze. È un progetto pilota, condiviso anche a livello nazionale dal nostro Consiglio Nazionale e con altri 3 Ordini Provinciali. La parte sperimentale sta partendo a giorni e prevede un primo livello che riguarda la certificazione da parte di un ente terzo dei curricula professionali dei professionisti ingegneri. Di questo argomento si sta occupando direttamente la Fondazione Luigi Negrelli dell’Ordine degli Ingegneri di Trento presieduta dall’ingegner Alberto Salizzoni, che ne cura i vari aspetti strutturali in accordo anche con la Provincia Autonoma di Trento.
Carlo Lenotti


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