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In periodi di difficoltà è necessario aumentare la competitività delle imprese anche attraverso maestranze sempre più qualificate e competenti.

Tiziano Pavoni, Presidente Scuola Edile bresciana

Tiziano Pavoni, Presidente Scuola Edile bresciana

Presidente, quali sono le tappe fondamentali che hanno segnato la storia della Scuola Edile bresciana?

La storia della Scuola Edile bresciana è decisamente lunga e affonda le sue origini nel secondo dopoguerra, quando dovendo procedere alla ricostruzione, ed avendo a disposizione maestranze provenienti prevalentemente dal settore agricolo, un gruppo di illuminati imprenditori bresciani decise di fondare una scuola per dar modo ai lavoratori dell’edilizia di crescere professionalmente attraverso un insegnamento teorico e tecnico-pratico delle regole dell’arte edile. Questa prima fase si è protratta per circa un ventennio, periodo in cui la Scuola si è rivolta essenzialmente a queste tipologie di lavoratori con l’organizzazione di corsi prefestivi e festivi per la formazione del muratore polivalente.

Dagli anni ’70, con i cambiamenti intervenuti nel settore, è iniziata una seconda fase che ha portato a diversificare e specializzare le mansioni degli operatori. In tale periodo si sono avviate anche le attività per i giovani in ingresso nel settore con l’istituzione dei corsi di qualifica biennali.

Possiamo collocare la terza fase nella metà degli anni ’90 con un’ulteriore specializzazione e parcellizzazione delle figure professionali e l’entrata in campo della formazione per la sicurezza nei cantieri, che in quel periodo ha iniziato a divenire cogente.

Individuerei nella seconda parte degli anni 2000 la quarta ed ultima fase che vede la nascita della Scuola Edile come Ente di servizio a tutte le imprese, che agisce a tutto campo andando a soddisfare le necessità formative coercitive, richieste ed inespresse, ovvero proponendo formazione per figure utili all’impresa nel prossimo futuro.

Come si sono evolute le attività dell’Ente in quest’ultima fase?

Negli ultimi anni l’attività si è appunto spostata sui servizi all’impresa e sulle proposte relative all’innovazione tecnologica.

Gran parte del lavoro viene effettuato sulla formazione connessa ai ruoli e all’utilizzo di macchine e attrezzature per la sicurezza sul cantiere; parallelamente si è venuta ampliando e diversificando la normativa obbligatoria che impone alle imprese di dimostrare l’avvenuta formazione dei dipendenti che in quella sede operano.

Stiamo inoltre sviluppando per tutte le figure professionali il necessario supporto dovuto all’innovazione tecnologica e stiamo proponendo, sia nei corsi storici strutturati che nei corsi di formazione continua, problematiche legate alle nuove tecniche e alla sostenibilità ambientale del manufatto edilizio.

Come è stato introdotto il nuovo corso di pre-ingresso previsto dal CCNL? Quali l’affluenza e i risultati?

Il corso di pre-ingresso è stato introdotto dalla prima settimana di gennaio 2009 con cadenza settimanale.

Prima dell’inizio i nostri tecnici hanno studiato un percorso che si snoda all’interno dei laboratori della Scuola e propone, attraverso una trentina di piazzole tematiche, le più tipiche lavorazioni dell’edilizia, dimostrando e facendo provare direttamente agli alunni le varie fasi lavorative, che vengono condotte con le metodologie corrette e l’istruzione necessaria alla sicurezza.

Debbo dire che i risultati sono stati ottimi e hanno aiutato a superare l’enorme problema dell’ormai conclamata multietnicità del nostro settore. È evidente che un corso seguito da lavoratori di dieci o dodici nazionalità diverse non possa essere portato a buon fine se non attraverso il “linguaggio del fare”.

Dati alla mano, posso dire che nei 40 corsi fin ora realizzati abbiamo formato circa 700 persone e, visto il periodo di crisi nel nostro settore, specialmente nella nostra provincia, il risultato ci sembra assolutamente di rilievo.

Parliamo proprio di crisi: come risponde la Scuola? Quale il riscontro in termini di iscrizioni?

La Scuola Edile sta seguendo ovviamente le dinamiche in atto tentando di supportare le aziende per le loro necessità formative e introducendo un principio: in periodi di difficoltà è necessario aumentare la competitività delle imprese anche attraverso maestranze sempre più qualificate e competenti.

La Scuola ha quindi aumentato la propria offerta, ampliando la possibilità per le imprese di accedere a tutte le tipologie formative e a ulteriori nuovi corsi che possano essere utili per il rilancio dell’attività di impresa.

Posso dire che la crisi ci ha pesantemente penalizzato dal punto di vista dei nuovi ingressi, a causa dell’attività del diritto/dovere di istruzione e formazione, e abbiamo subito un vistoso calo di iscrizioni proprio in concomitanza del suo scoppio nel settore dell’edilizia.

Pensiamo che tale diminuzione sia da attribuirsi alla paura che si è creata in quel momento riguardo al calo di occupazione del settore edile. Riteniamo anche che ciò non corrisponda alla realtà e che la possibilità di ripresa del settore esista.

Dal 2006 la Scuola opera su due strutture ampliate, la sede di Brescia e quella di Breno, allo scopo di aumentare la sua capacità di intervento e con la scommessa di raggiungere traguardi sempre più ambiziosi. Dopo tre anni di operatività in tal senso, qual è il bilancio?

L’esperienza della Scuola della Valle Camonica sta dando senza dubbio buoni risultati e sta portando i frutti che avevamo sperato.

A tal proposito segnalo con piacere che lo scorso 31 ottobre si è tenuta presso il SIAE di Bologna la finale nazionale del concorso dell’Edil Trophy, con la partecipazione dei vincitori delle selezioni regionali. La squadra della nostra Scuola, sezione di Breno, vincitrice delle selezioni a Lecco, vi ha partecipato per la categoria Juniores e si è aggiudicata il trofeo come miglior squadra di giovani muratori d’Italia.

Ecco quindi che portare una scuola in un luogo disagiato dal punto di vista delle infrastrutture di comunicazione e renderla attiva e partecipe sul territorio, ha dato e dà il segno della vicinanza e dell’attenzione. E il nostro sistema bilaterale ha saputo rivolgere la stessa attenzione a tutta la provincia e a tutte le imprese, anche le più lontane dal capoluogo.

Il ringraziamento va dunque ai nostri operatori della sezione di Breno che hanno davvero lavorato bene e che hanno portato la Scuola a risultati di eccellenza dopo pochi anni.

Claudia Agostinelli

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