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In questo contesto di bisogno diffuso di lavoro, il lavoratore rischia di accettare condizioni professionali non adeguate e prive di tutela contrattuale e di sicurezza.

stefano brunetta

Stefano Brunetta, segretario provinciale Filca Cisl di Treviso

Parliamo di sicurezza: è recente la notizia dell’approvazione del nuovo Testo Unico da parte del Consiglio dei Ministri; siete soddisfatti delle modifiche apportate?

Valutiamo positivamente gli interventi correttivi previsti dallo schema di decreto del 27 marzo 2009, volti all’eliminazione delle imprecisioni presenti nel D.lgs. 81/08, che prestano attenzione ai lavoratori e alle lavoratrici con contratto di natura flessibile e crediamo sia positiva anche la scelta di percorsi per la qualificazione della formazione, la ricerca della modalità di standardizzazione della documentazione e di qualificazione delle imprese.

Tuttavia esprimiamo la nostra contrarietà – sostenendo proposte fattive per evitare che il processo di valutazione dei rischi e il relativo documento perdano la loro peculiarità di strumenti, entrambi utili e necessari, per un processo adeguato di tutela della salute e della sicurezza nei diversi contesti lavorativi – per i seguenti punti: innanzitutto il Testo Unico presenta una minore attenzione nei confronti degli interventi contro il lavoro irregolare, gli appalti e l’illegalità nel mondo dell’edilizia (teniamo presente che ora siamo nel contesto di un bisogno diffuso di lavoro, all’interno di una crisi economica mondiale, che porta ad accettare condizioni professionali non adeguate e prive di tutela contrattuale e di sicurezza). A seguire è importante che il ruolo degli organismi paritetici non sia confuso con quello degli enti bilaterali e non si giunga ad indebolire o a sostituire il principio della “certezza” della rappresentanza dei lavoratori nelle sue diverse forme (RLS, RLST, R.di sito) nei luoghi di lavoro in tema di prevenzione. Inoltre, a fronte di una piena assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti aziendali della prevenzione, crediamo che non corrisponda un preciso ridimensionamento della responsabilità dei datori di lavoro. Infine è importante che nello sterile confronto tra interventi sostanziali e formali non si eliminino anche gli strumenti utili agli organi di vigilanza per poter svolgere efficacemente il proprio ruolo, a partire dall’irrinunciabile compito di far vivere in ogni contesto lavorativo le migliori condizioni di prevenzione e protezione.

Guardando invece al trevigiano, come si presenta la situazione degli infortuni? C’è un’effettiva collaborazione con le aziende per quanto riguarda la sicurezza?

Nella provincia di Treviso gli infortuni sono in calo, merito del continuo impegno di chi, come noi, da sempre pone  la questione della sicurezza come prioritaria (ancora si ricorda la Campagna di informazione “Agganciati alla Vita” che ha coinvolto migliaia di lavoratori). Queste ed altre iniziative fatte dalla FILCA trevigiana hanno contribuito a far crescere la consapevolezza del rispetto della vita. Il nostro impegno è unito all’azione degli enti Bilaterali e si esplica con centinaia di corsi di formazione della Scuola Edile, con il C.P.T. e la sua formazione specifica in tema di Sicurezza e con controlli dei tecnici a supporto di lavoratori e imprese. La Bilateralità, ancora una volta, si dimostra  “strumento” efficace e puntuale, ma necessita di essere difeso e incrementato. A questo riguardo la questione delle RLST è estremamente significativa. Da sempre le imprese si oppongono all’introduzione di questa figura, che ha la responsabilità di consentire la tutela del diritto alla sicurezza anche ai lavoratori delle piccole imprese che, non essendo provvisti di un RLS, non possono vedere effettuata una disamina puntuale delle condizioni di tutela messe in atto. Tale opposizione si manifesta quando viene impedito l’accesso ai controlli in azienda e, pertanto, con la libertà di non effettuare la messa a norma rispetto alle richieste della L. 81, con conseguente risparmio sui costi e sui tempi previsti.

Resta ancora una piaga aperta: la questione del lavoro nero. A Treviso cosa propone Filca per contrastarlo?

Purtroppo la “prassi” del lavoro nero è ancora molto presente nel trevigiano; il lavoro irregolare e sommerso, la concorrenza sleale, la non tutela dal rischio per salute e sicurezza, non è solo violazione della legge, ma è violazione del diritto e della dignità di ognuno. Eppure la mentalità comune non percepisce l’infrazione come un danno reale ma solo come scappatoia alla regola, separando l’azione dalle sue conseguenze.

Il lavoro nero, l’evasione fiscale, la violazione delle norme sulla sicurezza, il mancato versamento dei contributi, sono solo forme per eludere le responsabilità verso gli altri, per aumentare la propria ricchezza a discapito del diritto e della tutela dell’altro. Il danno è ancora più evidente se si prende in considerazione la concorrenza sleale attuata nei confronti delle imprese regolari che, nel voler mantenere la garanzia della giusta retribuzione, della tutela e della sicurezza, non possono competere con chi nega tali tutele, mettendo così a rischio il mantenimento del lavoro regolare e l’ulteriore diffusione di quello irregolare.

Auspichiamo che attraverso il federalismo, si possa realizzare una più puntuale lotta all’evasione fiscale, anziché il consueto aumento della tassazione per lavoratori dipendenti e pensionati, e che la maggiore autonomia dal governo centrale determini una maggiore assunzione di responsabilità, tanto nel governo quanto nell’utilizzo della cosa pubblica, da parte di tutti. Che la furbizia torni ad essere considerata solo “la furbizia dei servi”, di coloro i quali non sono in grado di comprendere la levatura dei valori e del diritto.

L’evasione è stata in qualche modo influenzata dalla crisi del settore edile degli ultimi mesi?

La crisi ha generato e genera senz’altro una situazione di forte preoccupazione e nessuno nega le difficoltà che il rallentamento dell’accesso al credito determinano; ma la crisi è stata un’ulteriore occasione e giustificazione, da parte di chi già era predisposto all’illegalità, per intraprendere con maggiore decisione la strada dell’evasione. Non è un caso che i recenti dati riportino uno spaventoso calo delle entrate fiscali e la causa non si limita al rallentamento economico, come il nostro ministro dell’economia si è immediatamente preoccupato di far rilevare, ma è da ricercare piuttosto negli interventi del governo, risalenti alla scorsa estate, per la depenalizzazione e il rallentamento dei controlli riguardo l’evasione. Se il messaggio dei nostri governanti è “siete legittimati ad evadere”, allora non ci dobbiamo stupire se l’evasione ha ripreso ad aumentare dopo il calo determinato dagli interventi anti-evasione del governo Prodi.

Laura Santi

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