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	<title>Per Voi Costruire &#187; Restauro</title>
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	<description>Materiale Edile, Carpenteria Edile, Bioedilizia, Impiantistica, Forniture Edili, Risparmio Energetico</description>
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		<title>SOLO TECNICA CLASSICA PER IL RESTAURO DELLE OPERE DORATE</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 13:16:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>carlo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Restauro]]></category>
		<category><![CDATA[Restauro conservativo]]></category>
		<category><![CDATA[SPECIALI]]></category>
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		<description><![CDATA[Con l’antica tecnica della doratura è possibile restaurare pezzi antichi e impreziosire complementi nuovi per ottenere effetti che avvalorano arredamenti classici e contemporanei.
Immagini concesse da MASSAGRANDE 
La doratura è una tecnica decorativa che risale a tempi antichissimi. Già rintracciabile nell’arte egizia, fu molto apprezzata in epoca medioevale nell’ambito della tecnica pittorica e venne utilizzata soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Con l’antica tecnica della doratura è possibile restaurare pezzi antichi e impreziosire complementi nuovi per ottenere effetti che avvalorano arredamenti classici e contemporanei.</strong></p>
<p><em>Immagini concesse da MASSAGRANDE </em></p>
<p>La doratura è una tecnica decorativa che risale a tempi antichissimi. Già rintracciabile nell’arte egizia, fu molto apprezzata in epoca medioevale nell’ambito della tecnica pittorica e venne utilizzata soprattutto per la realizzazione di sfondi e per la creazione di interessanti effetti cromatici nei dipinti su tavola in legno. L’utilizzo della tecnica della doratura, grazie all’inattaccabilità dell’oro alla corrosione, ha permesso inoltre la buona conservazione di queste tavole che sono giunte fino ad oggi con lo stesso splendore dell’epoca in cui vennero realizzate.</p>
<div id="attachment_4365" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-4365" title="opere d'orate" src="http://www.pervoicostruire.it/wp-content/uploads/DSCN1600-300x225.jpg" alt="opere d'orate" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">opere d&#39;orate</p></div>
<p>La doratura è un processo decorativo che consiste nell’applicazione di una sottilissima foglia d’oro su diversi materiali allo scopo di impreziosire un oggetto. Questo processo è per lo più impiegato nella decorazione di mobili e di cornici e in genere viene utilizzato nell’arte e applicato, a seconda dei casi, con diverse tecniche.</p>
<p><span style="color: #c4057b;">L’IMPORTANZA DEL GESSO</span></p>
<p>Affinché sia possibile dorare è comunque fondamentale la stesura del gesso, poiché dalla sua applicazione dipende il risultato finale dell’opera, sia in fase realizzativa che in ambito di operazioni di restauro.</p>
<p>Nella tecnica classica viene utilizzato il &#8220;gesso di Bologna&#8221; o &#8220;da doratore&#8221;, preparato con colla di coniglio e steso in vari strati che ricoprono perfettamente l&#8217;oggetto da dorare.</p>
<p>Alla stesura del gesso segue quella del bolo, un’argilla che si presenta nelle colorazioni giallo ocra, rosso e nero e che influenzano il tono dell&#8217;oro (o dell’argento nel caso del nero): con il fondo rosso cupo l&#8217;oro si scalda, mentre con un fondo giallo rimane pallido.</p>
<p>La stesura del bolo è indispensabile per l&#8217;applicazione della foglia d&#8217;oro con tecnica a  &#8220;guazzo&#8221;, in quanto il suo potere adesivo, assieme a quello della colla, permette innanzitutto la buona adesione della foglia e poi la sua lucidatura o brunitura con pietra d&#8217;agata.</p>
<p><span style="color: #c4057b;">LE TECNICHE DI DORATURA</span></p>
<div id="attachment_4366" class="wp-caption alignright" style="width: 209px"><img class="size-medium wp-image-4366" title="opere d'orate" src="http://www.pervoicostruire.it/wp-content/uploads/IMG_7280-199x300.jpg" alt="opere d'orate" width="199" height="300" /><p class="wp-caption-text">opere d&#39;orate</p></div>
<p>La doratura può avvenire con diverse tecniche, una di queste è la doratura “a missione”, che rappresenta la modalità più semplice attraverso cui è possibile applicare l&#8217;oro su qualsiasi superficie, preventivamente verniciata o comunque non porosa, senza la stesura di bolo.</p>
<p>Il risultato in questo caso sarà meno brillante, poiché la foglia d’oro non potrà venire brunita e non otterrà l’effetto lucido.</p>
<p>La doratura “a guazzo” avviene invece con la stesura del bolo e con la successiva applicazione della foglia d&#8217;oro, che si trova in commercio in blocchetti di 10&#215;10 cm separati da carta velina, che vengono tagliati della dimensione adatta all&#8217;oggetto da dorare e appoggiati in modo che si lasciano attirare dalla superficie stessa. Una volta lasciati asciugare, i fogli possono essere lucidati con pietra d’agata, ottenendo un effetto lucido e splendente</p>
<p><span style="color: #c4057b;"> </span></p>
<div id="attachment_4367" class="wp-caption alignleft" style="width: 221px"><img class="size-medium wp-image-4367" title="restauro opere dorate" src="http://www.pervoicostruire.it/wp-content/uploads/restauro-opere-dorate-211x300.jpg" alt="restauro opere dorate" width="211" height="300" /><p class="wp-caption-text">restauro opere dorate</p></div>
<p><span style="color: #c4057b;">LA LUCIDATURA O BRUNITURA</span></p>
<p>L’oggetto, una volta dorato, viene infatti liberato dai pezzetti d’oro che non hanno aderito e attraverso una pressione modulata con la pietra d’agata viene reso splendente.</p>
<p><span style="color: #c4057b;">LA SUPERIORITÀ DELLA DORATURA A GUAZZO</span></p>
<p>Tra i vari metodi di doratura, quella a guazzo è fin dai tempi antichi la più usata ed è attualmente utilizzata anche dai restauratori. Questo tipo di intervento è molto delicato, richiede molta pazienza e soprattutto molta esperienza, ma è certo quello che crea gli effetti più affascinanti. Questa tecnica permette il raggiungimento di un ottimo lavoro solo se vengono rispettate attentamente tutte le fasi, possono quindi passare molti giorni prima di vedere l’opera ultimata</p>
<p>Il fascino di questo procedimento consiste nel fatto di essere rimasto lo stesso per secoli. Oggi infatti non vi sono macchinari o tecnologie che sostituiscono questa arte manuale; l’unica evoluzione fatta riguarda la laminatura dell’oro, che, a differenza dei secoli in cui veniva eseguita a mano dai “battiloro”, è oggi ottenuta industrialmente.</p>
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		<title>ALLA RICERCA DEL RESTAURATORE QUALIFICATO</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 16:33:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[BRESCIA]]></category>
		<category><![CDATA[Restauro]]></category>
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		<description><![CDATA[Definita con il D.M. 26 maggio 2009 n. 86 la figura professionale del restauratore di beni culturali e tutte le attività che ne caratterizzano il profilo di competenza.
Forse non tutti sanno che da qualche anno era in corso un dibattito per la definizione delle caratteristiche qualificanti la professionalità del restauratore e per la sua iscrizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Definita con il D.M. 26 maggio 2009 n. 86 la figura professionale del restauratore di beni culturali e tutte le attività che ne caratterizzano il profilo di competenza.</strong></p>
<div id="attachment_3098" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px"><img class="size-medium wp-image-3098 " title="Restauratore dei beni culturali" src="http://www.pervoicostruire.it/wp-content/uploads/121-240x300.jpg" alt="Restauro" width="240" height="300" /><p class="wp-caption-text">Restauratore dei beni culturali</p></div>
<p>Forse non tutti sanno che da qualche anno era in corso un dibattito per la definizione delle caratteristiche qualificanti la professionalità del <strong>restauratore </strong>e per la sua iscrizione in un <strong>Albo professionale </strong>allo scopo di tutelarne l’operatività e la professionalità e di garantirne le competenze alla committenza.</p>
<p>Attualmente siamo giunti ad una definizione precisa delle sue attività e competenze. Infatti, secondo il <strong>D.M. Beni e attività culturali 26 maggio 2009 n. 86</strong>, <strong>“Regolamento concernente la definizione dei profili di competenza dei restauratori”</strong>, il <strong>restauratore di beni culturali</strong> e di superfici decorate di beni architettonici “è il professionista che definisce lo stato di conservazione e mette in atto un complesso di azioni dirette e indirette per limitare i processi di degrado dei materiali costruttivi dei beni e assicurarne la conservazione, salvaguardandone il valore culturale”. Per precisare meglio le sue competenze, il comma 1 recita ancora: <span style="text-decoration: underline;">“A tal fine, nel quadro di una programmazione coerente e coordinata della conservazione, il restauratore analizza i dati relativi ai materiali costruttivi, alla tecnica di esecuzione e allo stato di conservazione dei beni e li interpreta; progetta e dirige, per la parte di competenza, gli interventi; esegue direttamente i trattamenti conservativi e di restauro; dirige e coordina gli altri operatori che svolgono attività complementari al restauro. Svolge attività di ricerca, sperimentazione e didattica nel campo della conservazione”</span>.</p>
<p>Il Decreto segue definendo nello specifico la figura del <strong>tecnico del restauro dei beni culturali</strong> e delle figure professionali che intervengono in cooperazione nell’attività di conservazione de beni culturali, ma specifica soprattutto in maniera dettagliata quali sono le attività che caratterizzano la professionalità del restauratore, onde definirne con precisione il suo raggio d’azione.</p>
<p><strong>ATTIVITÀ CARATTERIZZANTI</strong></p>
<p>Il <strong>restauratore dei beni culturali</strong> svolge attività di esame preliminare, progettazione, intervento, documentazione, divulgazione e infine di ricerca e sperimentazione. Nello specifico per quanto riguarda la fase dell’esame preliminare:</p>
<p>-          raccoglie le fonti storiche e documentali, i dati sull’analisi storico-critica e i dati relativi al bene e all’ambiente;</p>
<p>-          rileva e studia le tecniche esecutive e i materiali costitutivi dell’opera sia originali sia dovuti a interventi pregressi;</p>
<p>-          valuta le condizioni di degrado del bene e delle interazioni tra l’opera e il suo contesto, anche in relazione delle caratteristiche ambientali del territorio, eventualmente mediante prelievo di campioni e prime indagini diagnostiche.</p>
<p>Per quanto riguarda la progettazione formula un primo programma diagnostico e di acquisizione dei dati, il progetto preliminare e definitivo dell’intervento sul bene e sul contesto e redige e aggiorna in corso d’opera il progetto esecutivo e il piano di manutenzione. Pianifica inoltre le operazioni di imballaggio, trasporto e messa a deposito del bene o predispone il bene nel caso di intervento in loco e redige la parte di competenza del paino di conservazione programmata relativo ai beni dell’area di indirizzo specialistico.</p>
<p>Per quanto concerne l’intervento, competerà a lui l’individuazione dei contenuti qualificanti per la stipula dei contratti con i committenti e la pianificazione interna relativa all’intervento dell’eventuale struttura operativa, nonché il perfezionamento in corso d’opera della progettazione esecutiva e la definizione delle modalità di intervento, dei materiali, delle metodologie e delle tipologie degli operatori. Inoltre assiste all’esecuzione di indagini diagnostiche complesse e al prelievo dei campioni, allestisce il laboratorio e il cantiere e dirige gli interventi, oltre che eseguire gli interventi di conservazione. È di sua competenza la direzione dei lavori, la direzione operativa nell’ambito dell’ufficio di direzione dei lavori e il supporto tecnico alle attività del responsabile del procedimento. Infine effettua collaudi tecnici, monitora gli interventi svolti, anche nell’ambito dei piani di conservazione programmata e partecipa alle ispezioni previste dai piani stessi. Inoltre fornisce le prescrizioni di vigilanza su tutte le operazioni di movimentazione dei beni culturali.</p>
<p>Di sua competenza anche la documentazione di tutte le fasi di lavoro e la stesura della relazione finale, finalizzata alla redazione del consuntivo tecnico-scientifico, la redazione delle schede conservative e l’attività didattica e di comunicazione relativa ai contenuti e agli strumenti professionali specifici.</p>
<p>Infine il restauratore partecipa a programmi di ricerca e di sperimentazione su metodologie di intervento, tecnologie, strumentazioni scientifiche e nuovi materiali per la conservazione.</p>
<p>IL D.M. 26 maggio 2009, n. 87 regolamenta inoltre i criteri dei livelli di qualità cui si adegua l’insegnamento del restauro. In riferimento all’art.182 &#8220;Disposizioni transitorie&#8221; del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, connesse al riconoscimento delle qualifiche professionali da parte dei soggetti che &#8211; al momento dell&#8217;entrata in vigore dei decreti previsti dall&#8217;art 29, commi 7, 8 e 9 del Codice &#8211; hanno già compiuto un percorso formativo e/o un&#8217;attività di restauro di beni culturali, è stato pubblicato il D.M. 30 marzo 2009, n. 53 “Regolamento recante la disciplina delle modalità per lo svolgimento della prova di idoneità utile all&#8217;acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali, nonchè della qualifica di «collaboratore restauratore di beni culturali», in attuazione dell&#8217;articolo 182, comma 1- quinquies del Codice” (www.ari-restauro.org). Questo decreto disciplina le modalità per lo svolgimento della prova di idoneità, utile all&#8217;acquisizione della qualifica di «restauratore di beni culturali» agli effetti indicati dall&#8217;articolo 29, comma 6 del Codice.</p>
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		<title>CONSERVAZIONE INTEGRATA PATRIMONIO GARANTITO</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 10:48:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli ultimi cinquant’anni, che hanno trasformato così profondamente il territorio, hanno anche contribuito a un’indagine approfondita sul patrimonio monumentale italiano e alla presa di coscienza dell’esigenza della sua salvaguardia. 
Risale al 1967 la cosiddetta “legge Ponte” che decreta la conservazione e il restauro di tutti i centri storici, invertendo così una tendenza che, fino ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli ultimi cinquant’anni, che hanno trasformato così profondamente il territorio, hanno anche contribuito a un’indagine approfondita sul patrimonio monumentale italiano e alla presa di coscienza dell’esigenza della sua salvaguardia. </strong><br />
Risale al 1967 la cosiddetta “legge Ponte” che decreta la conservazione e il restauro di tutti i centri storici, invertendo così una tendenza che, fino ad allora, seguendo la scia del boom economico degli anni ’50, aveva spinto a eliminare il vecchio in favore del moderno e del tecnologico. Era in atto, fino a quel momento, una sorta di “damnatio memoriae” per cui tutto ciò che era datato era immediatamente inutile e ingombrante, poiché occupava spazio prezioso per nuove costruzioni.</p>
<div id="attachment_371" class="wp-caption aligncenter" style="width: 550px"><img class="size-full wp-image-371" title="Conservazione del patrimonio" src="http://www.pervoicostruire.it/wp-content/uploads/17.jpg" alt="17" width="540" height="243" /><p class="wp-caption-text">Tecniche di restauro</p></div>
<p>Grazie alla legge Ponte però, e alle gravi distruzioni causate dalla seconda guerra mondiale, la tendenza si è invertita, sia nell’ambito pubblico, sia in quello privato. Il restauro di monumenti e di beni architettonici in genere, è diventato oggi un’esigenza fondamentale e ha dato l’avvio a ampi dibattiti, che hanno portato, nel corso dei decenni, alla realizzazione di documenti specifici che forniscono specifiche indicazioni sulle regole dell’efficacia del restauro.  E’ diventato importante acquisire la consapevolezza che il territorio non è una risorsa inesauribile e che l’urbanistica di rapina degli ultimi decenni ha violato gli spazi di cui si proponeva il godimento, causando dissesti e degrado, senza rispettare l’ambiente e le diverse specificità.  Ricordare che siamo figli di una storia fatta anche attraverso i monumenti, apre gli occhi su gli edifici che testimoniano modi diversi di vivere il quotidiano e oggi è necessario restaurare in modo attento, risalento alla funzione di origine di ogni costruzione. Come  compare nella “Carta c.n.r.” del 1987, il compito del restauro è quello di “interpretare un manufatto storico, individuando le aggiunte e le manomissioni subite, dandogli un adeguato e controllabile miglioramento statico con mezzi compatibili e reversibili”. Il restauro oggi non vuole assecondare quelle dottrine ottocentesche che proponevano di riportare gli edifici all’aspetto originario, senza preoccuparsi delle modifiche che avevano conosciuto nel corso dei secoli, ma vuole introdurre un’idea nuova che rispetti tutta la storia di un monumento, dalla sua costruzione, fino al momento attuale, per apportare solamente le modifiche strutturali necessarie per il suo mantenimento.</p>
<blockquote><p>Secondo i più recenti criteri filologici si evitano le interpolazioni privilegiando la struttura base</p></blockquote>
<p>L’intervento di restauro deve iniziare dalla radice del problema, ovvero da interventi regolari di manutenzione e di controllo dello stato di conservazione dell’edificio. La nuova logica del restauro più volte ribadita dalle “Carte del restauro” che si sono susseguite in questi ultimi decenni, si impernia attorno a poche ma essenziali direttive che propongono, prima di tutto, di intervenire in maniera limitata su ogni struttura, evitando la ricostruzione di tutto ciò che può essere solo ipotizzato, in vista di mancanza di prove documentarie o di progetti. In caso di presenza di documenti, è comunque necessario  ricostruire senza la pretesa o il tentativo di integrarlo con il tessuto precedente, ma rendendo chiaramente visibile la parte ricostruita, attraverso l’utilizzo di materiali diversi. Sono assolutamente vietate le demolizioni, gli spostamenti e, nella misura possibile, l’alterazione dell’ambiente circostante con il quale l’edificio era inevitabilmente in simbiosi, oltre che i completamenti in stile e la rimozione di patine originali, anche se molto rovinate. Sono dovuti, invece, gli interventi di consolidamento murario, come raddrizzamenti di muri fuori piombo, nel qual caso è permessa anche la demolizione e la ricostruzione del muro, mostrando sempre che il nuovo componente non è originale.  Sono invece poco consigliabili i diffusi metodi di consolidamento locale con cuciture armate iniettate con malte cementizie o resinose. Unico modo per attuare realmente un restauro intelligente è l’operazione che adibisce lo stabile al riuso, poiché solo le  appropriate forme di riutilizzo contribuiscono a garantirne la sopravvivenza, attraverso le continue opere di manutenzione.  E’ sempre fondamentale che l’edificio storico mantenga il rapporto che ha costituito con il suo ambiente e che le nuove funzioni date rispondano alle esigenze della collettività. Per quanto riguarda questo ultimo punto, soprattutto nel caso degli edifici pubblici, non sempre adibire una costruzione antica a museo o centro culturale può essere la giusta soluzione. Anzi, spesso questa scelta è solo una veloce scappatoia per evitare studi più accurati e dispendiosi, che aprirebbero a altre destinazioni da rintracciare con la collaborazione di figure tecniche professionali diverse.  Questa nuova tendenza del restauro, che ha preso il nome di “conservazione integrata”, risulta ad oggi l’unico mezzo a nostra disposizione per garantire sopravvivenza attiva e utile al nostro patrimonio storico, non solo a livello di monumenti, ma anche di singole costruzioni. Operando diversamente, secondo una logica di sfruttamento e di demolizione selvaggia, rischiamo di perdere quel patrimonio di tradizioni e di cultura, che è una componente fondamentale del nostro passato e del quale, noi oggi, siamo il risultato.</p>
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