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“Stiamo progressivamente aumentando i servizi alle imprese, integrando i percorsi di formazione sull’applicazione in edilizia delle nuove tecnologie e fornendo il know how necessario per chi investe all’estero”.

Paolo Ferretti, presidente ANCE di Bergamo

Paolo Ferretti, presidente ANCE di Bergamo

Presidente Ferretti, quali sono oggi le iniziative mirate che il Collegio dei Costruttori-ANCE della Provincia di Bergamo sta portando avanti, in un periodo di grande stasi per il settore edile?

Questo grave momento di crisi ha investito, come sappiamo, tutti i settori produttivi e l’edilizia non ha fatto eccezione. Le imprese oggi si trovano ad affrontare un generale calo di fatturato e una stretta creditizia che stanno mettendo a dura prova l’esistenza stessa di alcune realtà, soprattutto quelle medio-piccole.

Proprio per questo motivo, ANCE Bergamo da diversi mesi sta studiando alcune iniziative mirate, molte delle quali sono già attive per sostenere l’attività dei nostri associati.

Nell’ordine, già a dicembre dello scorso anno, abbiamo varato un importante accordo con Confidi, sede di Bergamo, che prevede lo stanziamento di un fondo da mezzo milione di euro al fine di agevolare le imprese iscritte ad ANCE Bergamo.

Abbiamo inoltre aderito al Patto per la Casa promosso dalla Camera di Commercio, da alcune banche, da numerose associazioni e dai sindacati e abbiamo siglato una convenzione ad hoc per le imprese iscritte ad ANCE Bergamo con BPM e stiamo proseguendo nel confronto con altri istituti di credito per realizzare iniziative affini.

Sempre sul territorio, più volte abbiamo chiesto alle istituzioni la ripresa delle opere pubbliche cantierabili in tempi brevi.

A livello interno abbiamo dimezzato la quota di iscrizione per il 2009 e stiamo progressivamente aumentando i servizi alle imprese, integrando i percorsi di formazione sull’applicazione in edilizia delle nuove tecnologie e  fornendo il know how necessario per chi investe all’estero attraverso un’apposita Commissione.

Spero che la tenacia delle nostre aziende non venga meno in questo momento e che le forze e le competenze maturate negli anni possano essere da stimolo nella ricerca di nuovi mercati, piuttosto che di nuove specializzazioni che eventualmente,  riconvertendo le attività dove possibile, possano garantirne non solo la sopravvivenza, ma anche un nuovo sviluppo. Da questo punto di vista ricordo sempre che solo uniti si vince. Al senso di abbandono da parte di tutti e di sconforto, ANCE Bergamo vuole contrapporre la propria presenza e la propria attività, facendosi sentire vicina a ciascun imprenditore e a ciascuna impresa.
Passiamo al tema caldo dell’agenda politica italiana degli ultimi mesi: il cosiddetto Piano Casa.  Qual e’ il suo giudizio sulla legge che dovrebbe vedere la Regione Lombardia impegnata in prima linea nello sviluppo edilizio?

Sul piano casa ci siamo già espressi in senso favorevole, poiché ogni intervento che va a sostegno del settore edile è positivo. È peraltro prematuro fare delle stime sulle ricadute poiché potremo avere dei dati certi solo in una fase più avanzata quando partiranno effettivamente i cantieri. Come anticipato, continuiamo a ritenere che solamente facendo ripartire i piccoli cantieri potrà riprendere fiato tutto il settore.

Quali sono le differenze principali tra mercato privato e pubblico a Bergamo e, se ci sono, quali sono le problematiche di quest’ultimo?

Sicuramente sono due mercati con caratteristiche completamente differenti. Se dobbiamo fare una fotografia della situazione attuale, è facilmente immaginabile che sul fronte dei privati in questo momento, siano essi singoli acquirenti in cerca di un appartamento, siano essi imprese, la perdita di molti posti di lavoro per i primi e i cali di fatturato per i secondi, ha bloccato molti nuovi acquisti, calcolando che in più si è aggiunta la stretta del credito che ha avuto un impatto negativo sia sui singoli che sulle imprese.

A questo proposito il già citato Patto per la casa, promosso dalla Camera di Commercio di Bergamo, prevede l’agevolazione per i consumatori nell’acquisto, nella costruzione, nella  ristrutturazione e nell’ampliamento degli immobili, e tutela la temporanea impossibilità di continuare a pagare i mutui per coloro che perdono il posto di lavoro o non hanno un lavoro fisso. Questo accordo, firmato lo scorso luglio, sarà valido fino a dicembre 2010 e avrà quindi la finalità di agevolare lo smaltimento nella vendita di molti di quegli immobili già costruiti.

Va anche segnalato che nelle fasce di popolazione più abbienti il “mattone” come tipologia di investimento sta tenendo e in questo si spiega la mancata flessione del mercato di alta gamma. Inoltre, sulle nuove costruzioni il basso impatto energetico riscontra sempre più il favore degli acquirenti, siano essi singoli locatari, sia aziende che decidono di costruire nuovi siti produttivi.

Sul fronte del settore pubblico ho ampiamente spiegato che sulla realizzazione di nuove opere o la manutenzione di quelle esistenti ha un forte impatto la disponibilità economica dell’ente in funzione del patto di stabilità. Ci sono poi delle problematiche specifiche che abbiamo puntualmente sottolineato in questi anni, ovvero la logica dei mega-appalti che ha sistematicamente svantaggiato le medie imprese locali, che riescono in generale a garantire un alto livello di efficienza e specializzazione, e la logica degli eccessivi ribassi che purtroppo svantaggia in sede di gara chi lavora onestamente, attribuendo un peso significativo ai costi di sicurezza, qualità dei materiali e del personale utilizzato.

Quanto deve puntare il sistema edile lombardo sugli effetti di EXPO 2015?

Come anticipato, tutto quello che può creare prospettive occupazionali e di sviluppo per il settore è auspicabile, anche perché l’indotto stimato dall’edilizia si aggira sull’80%. L’EXPO è un grande evento che coinvolgerà tutta la Lombardia: a questo proposito, nell’ottica sollecitata da più parti del fare sistema e di evitare inutili colate di cemento, sarebbe utile coinvolgere le associazioni di categoria per verificare la fattibilità delle opere previste e per far sì che venga garantita la correttezza nella realizzazione. È fondamentale che ogni nuova opera sia sostenibile e possa avere benefici duraturi per il territorio dopo la conclusione della manifestazione.

Passiamo ad un altro tema sempre di grande attualità: la sicurezza sul lavoro. Qual è la situazione che si vive nella provincia di Bergamo riguardo questa “emergenza nazionale”?

La sicurezza sul lavoro è un tema che ha interessato sempre più l’opinione pubblica e forse questo interesse generale, oltre al clamore suscitato da alcuni episodi di cronaca particolarmente gravi, ha fatto inevitabilmente alzare la guardia a tutti quanti. I dati parlano effettivamente di un decremento a due cifre degli infortuni sul lavoro, ma finché ci saranno ancora incidenti mortali o altamente invalidanti, non si dovrà abbassare l’attenzione anche perché, esclusi alcuni casi, un grande ruolo lo gioca la prevenzione e la formazione del personale, che dovrebbe sempre lavorare in sicurezza, considerando la sicurezza un modus operandi. L’edilizia è più esposta di altri settori industriali a questo problema e tra le diverse iniziative, proprio per trasmettere la cultura della sicurezza fin dai primi anni di età, abbiamo partecipato a Lilliput, una manifestazione fieristica rivolta ai bambini dai 3 agli 11 anni, e abbiamo inoltre aderito al Protocollo per la sicurezza promosso già lo scorso anno dalla Prefettura di Bergamo, con un’attenzione particolare all’alfabetizzazione del personale extracomunitario.

Per concludere, se dovesse scegliere una zona da rilanciare o recuperare della sua Provincia, quale sceglierebbe?

La nostra provincia ha subito negli anni un forte ritardo nello sviluppo infrastrutturale e, a questo proposito, tutto ciò che potrà agevolare i trasporti e il turismo sarà sicuramente un vantaggio per tutti. Più che indicare un’area specifica che necessiti di intervento, cosa che ritengo sia di competenza delle amministrazioni locali, mi preme sottolineare come le nuove costruzioni debbano essere sempre più caratterizzate da concetti di eco-compatibilità e di sostenibilità ambientale.

Carlo Lenotti

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